Quattro giorni alla Chiesa dei Battuti di Montelupo Albese. Istanti sospesi tra forme e colori, come recitava il sottotitolo della mostra. E così è stato davvero.
Un mese dopo, provo a racchiudere in parole quell’esperienza. Non per raccontare com’è andata, ma per conservare almeno un riflesso di quello sguardo condiviso. Servono le parole giuste, quelle che rispecchiano ancora qualcosa di quel tempo sospeso.
La Chiesa dei Battuti
La Chiesa dei Battuti si trova lungo la strada storica che sale al centro di Montelupo Albese. Pietre chiare accostate ai muri esterni, il campanile che svetta contro un cielo d’estate senza nuvole. Entrare significa già fare un passo fuori dalla quotidianità: dentro pavimenti in cotto dalle tonalità calde, pareti intonacate di colore chiaro, sedie di legno semplici lungo i lati. Non c’è rumore, solo il suono leggero dei passi.
Ho scelto questo spazio sapendolo capace di contenere senza opprimere. Tra muri antichi e luce naturale dalle alte finestre, le mie opere potevano esistere come dovevano: non dominate dall’architettura, non subendola, ma condividendo lo stesso obiettivo: essere viste da chi entrava davvero
Quando qualcuno si fermava davvero ad osservare, le opere smettevano di essere semplici quadri appesi e diventavano ciò per cui erano nate: momenti condivisi di bellezza riconosciuta insieme.
I visitatori che diventano partecipanti
Quattro giorni. Dal 30 maggio al 2 giugno 2026. Dalle dieci e mezzo del mattino alla una, poi dalle due e mezzo alle sette e mezzo. Ho accolto personalmente ogni persona che ha varcato la soglia della chiesa.
Ciò che ho visto è rimasto impresso: persone che entravano cercando quadri e uscivano avendo vissuto incontri. Qualcuno si fermava davanti a una singola foglia, studiandola per minuti interi senza dire una parola. Altri sorridevano quando riconoscevano nelle mie opere quelli stessi colori della campagna langarola di fuori. Bambini che toccavano con lo sguardo le texture dei petali. Adulti che respiravano profondamente, come in uno spazio sacro. Anziani che sorridevano vedendo albicocche, pomodorini e rose nei miei quadri, gli stessi colori che hanno visto maturare nei loro orti per decenni.
L’arte esiste realmente quando qualcuno la guarda con verità. Quando quello sguardo diventa incontro tra persone, non semplice consumo veloce.
I piccoli dettagli
Non posso dimenticare quel angolo del tavolo dove riposavano i segnalibri illustrati: fiori, trifogli, funghi, papaveri, ognuno con il suo colore delicato appoggiato con cura sulla superficie bianca. Accanto, il grande mazzo di lavanda vera nell’anfora bianca, che profumava l’aria dello spazio.
A parte, le buste porta-segnalibro fatte a mano con carta kraft marrone da 170 gr/mq, ciascuna ornata con una striscia di pizzo bianco ricamato. Nel cestino bianco aspettavano di essere portate via come piccoli tesori dai visitatori.
Ogni elemento era semplice ma necessario. Come un filo invisibile che tesseva tutto insieme, creava continuità tra le grandi opere appese alla griglia e quei dettagli preziosi lasciati in dono.
Cos’è la bellezza?
Sul tavolo, a fianco delle buste porta-segnalibro e del cesto intrecciato, c’era la mia risposta a una domanda impossibile. Incorniciata in legno oro, la piccola tartaruga chiedeva al coniglio cos’è la bellezza. Lui non poteva dirlo con definizioni precise, perché quel sentimento nasce spontaneo, con un sorriso, col profumo di una rosa, osservando il volo giocoso di una farfalla.
«Scoprirai il significato della bellezza crescendo, vivendo il presente di ogni momento, perché in ogni momento troverai la bellezza.»
Chi passava spesso si fermava a leggere quelle parole, poi tornava indietro per rileggerle più lentamente. Penso abbiano fatto proprio quello che speravo: vivere il momento anziché consumarlo. Anche i messaggi più profondi meritano tempi diversi.
Grazie a chi ha creduto
Resté Arte Nelle Langhe e il Comune di Montelupo Albese. Senza il loro supporto, questa esposizione non sarebbe mai nata.
Hanno creduto nell’arte non come prodotto da esporre, ma come strumento d’incontro e bellezza condivisa nel nostro territorio. Questo è raro. Ed è importante.
Senza di loro, niente di tutto questo sarebbe stato possibile. Resto grata per la fiducia ricevuta e spero di tornare presto a condividere altro con loro.
Dopo: dove ci porta?
L’esposizione si è chiusa domenica 2 giugno. Oggi è il 3 luglio, esattamente un mese dopo. Il silenzio torna, ma qualcosa è cambiato.
Ho imparato che le opere hanno bisogno di luoghi specifici per diventare completamente sé stesse. Che le persone vivono ciascun’opera con la propria storia prima ancora di leggerla come mia.
Ringrazio chiunque sia entrato. Chi si è fermato davvero a guardare. Chi ha scelto una delle mie opere come regalo da dedicare a persone importanti. Chi ha portato via un segnalibro, un pezzetto di quel pomeriggio. Chi semplicemente ha respirato aria di bellezza condivisa.
Il futuro resta aperto. Come sempre, lavoro seguendo i ritmi delle stagioni e ora che tocchiamo la coda dell’estate, sento arrivare nuove intuizioni che avranno bisogno di forme diverse da quelle viste qui.
Perché sì, scoprirete il significato della bellezza crescendo, vivendo il presente di ogni momento. Io sto vivendo proprio questo adesso: il post-esposizione che non chiude ma continua.



